Chi sono i veri mecenati di Valencia nel XXI secolo? È una domanda che sempre più spesso emerge osservando la trasformazione della città negli ultimi anni. Nuovi musei, monumenti restaurati, grandi infrastrutture sportive e progetti dedicati all’innovazione stanno contribuendo a ridefinire l’immagine della capitale valenciana. Dietro molte di queste iniziative compaiono due nomi che, fuori dalla Spagna, non tutti conoscono ancora: Juan Roig e Hortensia Herrero.
Per comprendere il loro ruolo bisogna fare un passo indietro nella storia. Quando oggi milioni di persone visitano Firenze per ammirare Palazzo Medici Riccardi, la Basilica di San Lorenzo o gli Uffizi, stanno osservando il risultato di una delle più celebri operazioni di mecenatismo della storia europea.
I Medici non erano semplicemente benefattori. Erano imprenditori, banchieri e uomini di potere. Finanziavano artisti, architetti e opere pubbliche per rafforzare prestigio, influenza e reputazione. Eppure, a distanza di secoli, il risultato è evidente: Firenze è diventata uno dei simboli mondiali della bellezza e della cultura italiana.
La storia insegna che il mecenatismo raramente è un gesto completamente disinteressato. Più spesso rappresenta il punto d’incontro tra interesse privato e beneficio collettivo. È una dinamica che continua a manifestarsi anche oggi, in forme diverse e con protagonisti diversi.
Ed è proprio in questa prospettiva che il caso di Juan Roig e Hortensia Herrero diventa particolarmente interessante.
Chi sono Juan Roig e Hortensia Herrero
Per molti visitatori stranieri questi nomi possono risultare poco familiari. In Spagna, invece, sono tra i più conosciuti del mondo imprenditoriale.
Juan Roig è il presidente di Mercadona, la principale catena di supermercati del Paese. Hortensia Herrero è vicepresidente della società e presidente della fondazione che porta il suo nome.
Per comprendere di cosa stiamo parlando riportiamo alcuni dati ufficiali pubblicati dall’azienda, nel 2025 Mercadona ha raggiunto un fatturato di oltre 41,8 miliardi di euro e un utile netto superiore a 1,7 miliardi di euro. Numeri che aiutano a comprendere la capacità economica che rende possibili molti dei progetti sviluppati negli ultimi anni.
Ma è uscendo dai supermercati che la loro presenza diventa davvero visibile.
Valencia, una città che porta le firme dei suoi mecenati
Esiste un modo semplice per comprendere il peso che Juan Roig e Hortensia Herrero hanno avuto sulla Valencia degli ultimi anni: camminare per la città.
Nel centro storico si incontrano la Chiesa di San Nicolás, il Collegio dell’Arte Maggiore della Seta, il Centro d’Arte Hortensia Herrero e la Chiesa dei Santos Juanes. Spostandosi verso la Marina si trova Marina de Empresas, uno dei principali ecosistemi imprenditoriali della Spagna. Poco più a sud si incontra L’Alqueria del Basket, considerata una delle più moderne strutture europee dedicate alla formazione cestistica. E nella zona di Quatre Carreres si impone ormai il profilo del Roig Arena, destinato a diventare uno dei principali spazi europei per concerti, sport ed eventi internazionali.
Si tratta di progetti molto diversi tra loro. Eppure condividono un elemento fondamentale: raccontano una precisa idea di città. Non una Valencia costruita esclusivamente attraverso l’intervento pubblico, ma una città nella quale l’iniziativa privata contribuisce in modo significativo alla definizione dello spazio urbano e culturale.
Il mecenatismo di Juan Roig: impresa, sport e innovazione
Se Hortensia Herrero ha concentrato la propria attenzione sul patrimonio culturale, Juan Roig ha costruito il suo lascito principalmente attraverso l’impresa, lo sport e l’innovazione.
L’esempio più evidente è Marina de Empresas, il grande progetto che riunisce EDEM Escuela de Empresarios, Lanzadera e Angels. L’obiettivo è semplice: aiutare imprenditori, startup e nuove aziende a crescere. Questi tre progetti li possiamo vedere riflessi nei tre edifici presenti presso la Marina di Valencia. Strutture che hanno sostituito parte delle basi che ospitavano i team della competizione velica internazionale, America’s Cup, che nel 2007 la città di Valencia ospitò.
- EDEM Escuela de Empresarios è una scuola di formazione imprenditoriale e manageriale nata per preparare futuri imprenditori, dirigenti e professionisti attraverso corsi universitari, master e programmi executive.
- Lanzadera è l’acceleratore e incubatore di startup fondato da Juan Roig, che supporta nuovi progetti imprenditoriali con mentoring, formazione, networking e accesso a risorse per la crescita.
- Angels è la società di investimento che finanzia startup e aziende innovative, fornendo capitale privato per accompagnarne lo sviluppo e favorire la crescita dell’ecosistema imprenditoriale valenciano.

A tutto questo si aggiunge il sostegno allo sport attraverso la Fundación Trinidad Alfonso, che dal 2012 ha investito oltre 122 milioni di euro in iniziative sportive, educative e sociali.
La Maratona di Valencia rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa strategia. Oggi è considerato uno dei migliori al mondo e genera ogni anno decine di milioni di euro di impatto economico per la città e la Comunità Valenciana.
Infine c’è il Roig Arena. Con un investimento complessivo di più di 400 milioni di euro, rappresenta probabilmente il più grande progetto privato mai realizzato a Valencia nel settore dell’intrattenimento e degli eventi.
Il mecenatismo di Hortensia Herrero: restaurare il passato per costruire il futuro
Se Juan Roig guarda principalmente al futuro economico della città, Hortensia Herrero ha scelto di concentrarsi sul recupero della sua memoria.
Negli ultimi anni la sua fondazione ha finanziato alcuni dei più importanti restauri realizzati a Valencia. Tra questi spiccano:
- La Chiesa di San Nicolás
- Il Collegio dell’Arte Maggiore della Seta – Museo della Seta
- La Chiesa dei Santos Juanes
- Il Palazzo Valeriola che ospita il Centro de Arte Hortensia Herrero, inaugurato nel 2023.
Quest’ultimo, con oltre 100 opere di artisti internazionali e un investimento complessivo di circa 40 milioni di euro, è diventato rapidamente uno dei nuovi simboli culturali della città.
Quando il patrimonio diventa attrazione, mecenati di Valencia
Uno degli aspetti più interessanti del mecenatismo contemporaneo riguarda la sua capacità di trasformare il patrimonio storico culturale in una risorsa economica oltre che uno strumento di attrazione internazionale.
Un monumento restaurato non produce soltanto bellezza. Produce visitatori. Produce occupazione. Produce attività economiche. Produce interesse verso la città.
È ciò che è accaduto con San Nicolás, diventata una delle chiese più visitate della Comunità Valenciana dopo il restauro. Ed è ciò che sta accadendo con il Centro de Arte Hortensia Herrero, che ha contribuito ad ampliare l’offerta culturale valenciana.
Per il visitatore significa avere nuovi luoghi da scoprire. Per Valencia significa rafforzare la propria immagine internazionale.
Per chi sta organizzando un viaggio, molti di questi luoghi figurano ormai tra le attrazioni più interessanti della città e meritano un posto nella nostra guida dedicata a cosa vedere a Valencia.
Sono mecenati o imprenditori?
È probabilmente questa la domanda più interessante. Juan Roig e Hortensia Herrero non sono amministratori pubblici. Non sono istituzioni. Sono imprenditori che hanno costruito una delle maggiori fortune economiche della Spagna. I loro investimenti migliorano inevitabilmente anche la loro reputazione, rafforzano il loro legame con Valencia e consolidano il loro ruolo nella società valenciana.
Ma è davvero possibile separare completamente interesse privato e beneficio pubblico?
La stessa domanda avrebbe potuto essere rivolta ai Medici cinquecento anni fa. Forse il punto non è stabilire se esista o meno un vantaggio personale. Forse il punto è osservare quali effetti questi investimenti producano sulla città.
Non sono gli unici: il caso Bombas Gens
Sarebbe riduttivo pensare che il mecenatismo contemporaneo a Valencia abbia un solo volto. Accanto ai progetti promossi da Juan Roig e Hortensia Herrero, esistono altre iniziative private che hanno contribuito a recuperare spazi, patrimonio e memoria urbana.
Uno degli esempi più interessanti è Bombas Gens, l’antica fabbrica del quartiere di Marxalenes trasformata in spazio culturale grazie alla Fundació Per Amor a l’Art. In questo caso, il capitale privato non è servito a costruire un edificio nuovo, ma a recuperare un luogo industriale che rischiava di scomparire, restituendolo alla città con una funzione completamente diversa.
Oggi Bombas Gens vive una nuova fase come centro dedicato alle arti digitali e immersive, ma la sua storia resta legata a una dinamica tipica del mecenatismo urbano: un bene privato o abbandonato viene salvato, restaurato e reinserito nella vita culturale della città. Ne parleremo in modo più approfondito nel nostro articolo dedicato a Bombas Gens Valencia, perché il suo caso aiuta a capire quanto il rapporto tra impresa, cultura e patrimonio sia diventato centrale nella trasformazione della città.
Valencia offre dunque diversi esempi di imprenditori e fondazioni che hanno scelto di lasciare un segno tangibile sul territorio. Cambiano i protagonisti, cambiano gli obiettivi e cambiano le forme di intervento, ma il risultato è spesso lo stesso: la città acquisisce nuovi spazi, nuove opportunità e nuove ragioni per essere scoperta.
Il mecenatismo del XXI secolo è diverso da quello dei Medici?
Sì e no. La Firenze rinascimentale era una città governata da una potente famiglia di banchieri. La Valencia del XXI secolo è una moderna città europea inserita in un’economia globale.
Eppure esiste un elemento comune. Allora come oggi, il mecenatismo nasce da iniziative private e produce effetti pubblici. Allora come oggi, chi finanzia arte, sport, cultura o architettura contribuisce inevitabilmente a influenzare il modo in cui una città viene percepita.
La differenza è che oggi tutto questo avviene sotto gli occhi di milioni di persone e all’interno di un dibattito pubblico molto più ampio.
Una domanda aperta sul futuro di Valencia
Forse la domanda non è se Juan Roig e Hortensia Herrero siano i nuovi Medici di Valencia. Ogni epoca ha i propri protagonisti e le proprie forme di potere. La domanda più interessante è un’altra. Che cosa sarebbe oggi Valencia senza il contributo di quegli imprenditori che hanno scelto di reinvestire parte della propria ricchezza nella città?
Alcuni vedono in questo fenomeno una straordinaria opportunità. Altri vi leggono il rischio di affidare una parte crescente dell’identità urbana alle decisioni di pochi soggetti privati. Probabilmente entrambe le interpretazioni contengono una parte di verità.
Nel frattempo, però, i visitatori continuano ad attraversare monumenti restaurati, musei appena inaugurati, spazi culturali recuperati e nuove infrastrutture che stanno cambiando il volto della città. Una trasformazione che contribuisce anche ad arricchire il patrimonio di storie, curiosità e tradizioni che rendono Valencia e la Spagna così affascinanti, come raccontiamo nella nostra raccolta di aneddoti spagnoli.
Ed è proprio in questa situazione che il mecenatismo contemporaneo mostra la sua natura più interessante. Nasce da interessi privati. Ma lascia tracce che diventano patrimonio collettivo.
Quando il ritorno economico non è l’obiettivo principale
Analizzare il fenomeno del mecenatismo esclusivamente attraverso il prisma del ritorno economico sarebbe però riduttivo. Esistono infatti numerose iniziative promosse dalla famiglia Roig che difficilmente possono essere interpretate come investimenti destinati a generare entrate dirette.
Negli ultimi anni la Fundación Hortensia Herrero ha sostenuto esposizioni artistiche gratuite all’aperto, installazioni temporanee e progetti culturali distribuiti nello spazio pubblico. Alcune di queste iniziative hanno trovato nella Città delle Arti e delle Scienze uno scenario privilegiato, permettendo a residenti e visitatori di entrare in contatto con opere contemporanee senza dover acquistare un biglietto o visitare un museo.
L’obiettivo, in questi casi, sembra essere diverso: portare l’arte fuori dagli spazi tradizionali e inserirla nella vita quotidiana della città, trasformando piazze, giardini e aree pubbliche in luoghi di incontro e scoperta.
Lo stesso ragionamento può essere applicato agli interventi realizzati dopo la devastante DANA (=alluvione) che ha colpito la Comunità Valenciana nell’ottobre del 2024. In quel contesto, la famiglia Roig e le proprie fondazioni mobilitarono ingenti risorse economiche per sostenere persone, imprese, associazioni culturali e realtà educative colpite dall’alluvione.
La Fundación Hortensia Herrero destinò milioni di euro al recupero di scuole, società musicali e centri culturali danneggiati, mentre l’ecosistema imprenditoriale legato a Juan Roig attivò programmi straordinari di sostegno per commercianti, piccole imprese e startup che avevano subito perdite significative.
Si tratta di interventi che difficilmente possono essere misurati in termini di ritorno economico immediato. Piuttosto, rappresentano una forma di investimento nella resilienza del territorio, nel capitale sociale e nella capacità di una comunità di rialzarsi dopo una crisi.
Anche per questo il dibattito sul ruolo dei nuovi mecenati di Valencia rimane aperto. Alcune delle loro iniziative generano attrazione turistica, visibilità e sviluppo economico. Altre producono benefici meno quantificabili, ma non per questo meno rilevanti: coesione sociale, accesso alla cultura e sostegno alla comunità nei momenti più difficili.


