Giardino delle Esperidi

Questo giardino fu creato nell'anno 2000, e vuole simbolizzare il mito del “Jardin de las Hesperides”, il luogo leggendario della mitologia greca dove le ninfe conservavano le mele d’oro, in questo caso il pregiato oggetto sono le arance valenciane.
Giardino delle Esperidi

Il “Giardino delle Esperidi” si trova nelle vicinanze del giardino botanico, fu creato nell’anno 2000 e la mitologia greca è l’elemento che lo caratterizza.

Questo giardino attrae per la sua peculiare collezione di agrumi, infatti troviamo alberi di limoni, mandarini, pompelmi, arance dolci e amare. E nello stesso tempo, il giardino, affascina per le sculture che lo decorano e che richiamano il mito di una delle fatiche di Eracle (nella mitologia romana Ercole) che doveva trovare e prendere le mele d’oro dal “Jardin de las Hesperides”, custodite da un drago e da tre “Esperidi”.

Sono tre le principali statue in bronzo de adornano i giardini, opere dello scultore ungherese Miklos Pàlfy, una rappresenta “Venere”, protettrice dei giardini e dei frutteti, una raffigura Eracle in tutta la sua forza e l’ultima riproduce una figura femminile che rappresenta la metamorfosi della ninfa in un albero.

Giardino delle Esperidi

Giardino delle Esperidi, uno spazio verde peculiare

Purtroppo il giardino delle Esperidi non è molto conosciuto e per questo poco frequentato. Un peccato, perché tra le sue mura nascondono uno spazio di notevole bellezza che invita a passeggiare e a rilassarsi. Quindi già sapete, se andate a visitare il giardino botanico, non perdetevi la visita a questo piccolo, ma curato spazio verde.

L’idea, quando fu realizzato, era quella di portare il visitatore, dopo aver varcato la porta d’ingresso, ad entrare in un mondo parallelo lontano dal rumore e dalla frenesia della vita quotidiana.

Nella porta d‘entrata troviamo la seguente frase: “Attraverso le onde del mare profondo arrivarono alla bella isola degli Dei, dove le Esperidi hanno la loro casa d’oro”; mentre nella porta d’uscita troviamo quest’altra frase: “Le mele d’oro venivano conservate da un drago immortale che aveva cento teste ed emetteva molte e diverse voci, con lui vigilavano anche le Esperidi.”

Un video che permette di apprezzare questo giardino lo possiamo visualizzare qui sotto.

Il mito del giardino delle Esperidi di Eracle

Le Esperidi, figlie di Atlante e di Espero, erano le ninfe del tramonto; queste bellissime fanciulle avevano il compito di custodire un bellissimo giardino.  La meraviglia delle meraviglie è nel mezzo del giardino, un albero dalle foglie di un verde lucido con rami carichi di frutti d’oro.

L’albero era stato regalato da Gea a Hera il giorno delle sue nozze con Zeus e le fanciulle dovevano ben custodirlo insieme al terribile drago di nome Ladone. Il re Euristeo sentì parlare di questi frutti e comandò a Ercole di portarglieli, così l’eroe s’incamminò subito alla ricerca del giardino dell’Esperidi.

Durante il suo girovagare, un giorno si fermò sulle rive di un lago a riposarsi, dalle acque del lago emerse una ninfa che chiese ad Ercole il motivo della sua stanchezza; l’eroe spiegò alla ninfa che stava cercando il giardino delle Esperidi e la ninfa gli consigliò di rivolgersi a Nereo.

Nereo, che era una divinità del mare che poteva prendere qualsiasi forma, per sfuggire alla domanda di Ercole cominciò ad assumere tutte le forme possibili e immaginabili per spaventarlo, ma abituato a ben peggio Ercole rimase li fermo ad aspettare la fine dello spettacolo; così Nereo, avendo dimostrazione del coraggio del giovane uomo confidò ad Ercole che il giardino delle Esperidi si trovava in Mauritania, il paese di cui era re il titano Atlante, padre delle Esperidi.

L’incontro con Atlante

Giunto all’estremo lembo occidentale del mondo, dove trovò Atlante che sorreggeva sulle spalle la volta pesante del cielo, l’eroe gli espose lealmente il desiderio di avere i frutti d’oro del suo giardino; Atlante acconsentì facendogli però notare che i frutti poteva coglierli soltanto lui e che aveva un problema: chi avrebbe sorretto il cielo al posto suo?
Ercole si propose subito come suo sostituto. Atlante andò a cogliere i frutti, tornando però disse ad Ercole che non se la sentiva di riprendere quell’incomodo compito di sorreggere un peso sulle spalle e dal momento che aveva trovato un così bravo sostituto…per quanto riguardava i frutti d’oro li avrebbe portati lui stesso ad Euristeo.
Ercole fece finta di essere d’accordo con la soluzione e chiese un favore ad Atlante, di sostituirlo un attimo per poter cambiare spalle; Atlante cadde nel tranello e Ercole riuscì a scappare col bottino.

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